.:: Apocalypse Please ::.
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giovedì, 15 aprile 2004
 

Quella che scriverò ora vuole essere una ribellione. Una ribellione perché ieri ho sentito un commento che, sono certa, non sarà l’unico nel suo genere. Mi riferisco a quell’italiano ammazzato ieri in Iraq. Ho appreso la notizia ieri notte (o stamattina che dir si voglia...comunque erano più o meno le 3.30 a.m.) e il primo commento che ho sentito è stato del tipo: <<…Mica nessuno gli ha detto di andare là! Lo sapeva cosa rischiava, ma per i soldi si fa tutto!>>. Ebbene questo tipo di commento mi sembra davvero fuori luogo e vorrei non sentirlo mai più (commenti del genere ne ho uditi davvero troppi quando sono stati uccisi i 19 carabinieri in missione). E’ vero, di certo quei 4 uomini sapevano a cosa andavano incontro, ma non vi pare che l’affermare questo equivalga quasi al giustificare l’azione dei terroristi?A me pare di sì, e sono indignata per questo. Sono indignata perché quando sento cose del genere mi sento offesa e ferita. C’è quasi una generale tendenza a giustificare l’azione (secondo me ripugnante) dei terroristi che si divertono a minacciare e a trucidare i nostri connazionali (e non solo).

Ma dov’è finita l’etica? Solo perché questi avvenimenti sono ormai all’ordine del giorno, non vuol dire che bisogna accettarli. Stasera, stanca di vedere gli occhi di quel poveretto ammazzato, mi sono rifiutata di guardare il telegiornale, anche perché non mi andava di sentire le solite polemiche. Ma mi chiedo una cosa: chi agisce in quel modo ha una cultura? Ha un’etica? Ha religione? E se sì, si possono accettare questa etica, questa cultura e questa religione? La mia risposta è deducibile.

Forse sarò troppo di parte, forse starà parlando la mia rabbia e non la persona che scrive solitamente e chiedo scusa se nello scrivere queste cose sto offendendo l’ideologia di qualcuno, ma la mia indignazione è più forte della ragione.

danzato con l'anima da °22settembre2003° | 15/04/2004 22:02 | | commenti (20) |